Growth Hacking: Che cos’è, quali sono le risorse utili e i migliori libri

Growth Hacking - Libri e risorse utili
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Da qualche anno si sente parlare di “Growth Hacker” e “Growth Hacking“, con questi termini si identifica un insieme di metodi, strategie e soluzioni in favore della crescita della user base, del traffico o delle conversioni (aka vendite) con un approccio non convenzionale.

Ma di cosa si tratta effettivamente? In cosa un Growth Hacker si differenzia da un marketer classico?

Il termine nasce nell’ormai lontano 2010, il primo ad utilizzare questo termine è stato Sean Ellis nel post Find a Growth Hacker for Your Startup.

Il Growth Hacking è oggi una disciplina ancora messa in discussione, molti marketer la reputano semplicemente l’ennesima buzz word che non porta nulla di realmente nuovo, mentre altri la identificano come il punto di incontro tra ingegneria del software e marketing.

Personalmente il nome non mi fa impazzire, mi ha sempre lasciato un retrogusto di click bait, ma l’insieme di metodi e strategie che identifica invece li considero importanti. Non ho interesse ad entrare nel merito della definizione o dell’origine del termine.

Ho deciso di parlare di questo argomento perché anche io reputo la crescita il fattore più importante da prendere in considerazione durante l’avvio di un progetto web o mobile.

Growth Hacking vs Inbound Marketing

È praticamente dalla nascita di Internet che si parla di Inbound Marketing come quell’insieme di metodologie atte ad ottenere traffico gratuitamente.

Grafico dell'Inbound Marketing

L’Inbound Marketing si prefigge come obbiettivo di utilizzare il Brand/Personal Brand per costruire la sua autorevolezza e portare online la sua personalità, il fine è quello di attrarre potenziali clienti. Ciò avviene sopratutto producendo contenuti pensati precisamente per questo scopo; sulla quasi totalità dei canali vengono utilizzati dei contenuti: Blog (post/comment), Video, Forum, News, White Papers, Infografiche, Social Networks, Webinars, Document Sharing, Podcasting, Q&A.

Non reputo il Growth Hacking un’alternativa all’Inbound Marketing e anche se ultimamente leggo sempre più articoli di Inbound Marketing in blog e comunità di Growth Hackers le reputo due materie distinte ma con alcuni punti d’incontro. Sicuramente chi legge di una materia dovrebbe essere interessato anche all’altra e viceversa.

Un’azienda che sfrutta molto bene l’Inbound Marketing è certamente Kissmetrics.com, un tool per misurare il comportamento degli utenti mentre utilizzano siti internet, distribuito con modello SaaS. Il blog di Kissmetrics è un ottimo esempio di come utilizzare contenuti di qualità per aumentare l’autorevolezza del Brand, e la userbase, non viene utilizzato per trasmettere le sole news aziendali, ma per pubblicare articoli, guide e corsi in download o pubblicizzare webinar, i contenuti non trattano esclusivamente il prodotto, ma affronta topic generali: come aumentare traffico, study case, metodi di conversione, design; concetti che possono essere applicati in forma generale anche ai non utenti di Kissmetrics. Il risulati sono un forte brand awareness e una user base più larga, che poi provano a  convertire usando email marketing, che per alcuni marketer resta il canale principale di ingaggio (anche qui, si potrebbe aprire un dibattito).

La differenza sostanziale dall’Inbound Marketing è che il Growth Hacking ha come obbiettivo la crescita (del traffico o delle conversioni) attraverso soluzioni tecniche, IT-related.

Per fare un esempio concreto e chiarire questa connotazione, diamo una rapida occhiata al più classico degli study caseDropbox: il team ha lavorato fin dall’inizio per costruire un prodotto essenziale, concentrandosi su call to actions chiare e processi al limite dell’assenza d’attrito, il punto di partenza era quindi un prodotto inequivocabile e funzionale già dalla versione Beta.

Adottato il modello freemium, Dropbox regala agli utenti un quantitativo di cloud storage iniziale. Come raccontato da Drew Houston, lo scenario era ostile: l’azienda aveva dozzine di competitors e i tentativi fatti con l’inbound marketing portavano ad un customer acquisition cost (CAC) tra i 233$ e 388$, cifre insostenibili per un servizio venduto a 99$.

Dropbox ha quindi introdotto principi di referral marketing per indurre gli utenti a consigliare ai loro conoscenti il prodotto in cambio di spazio aggiuntivo gratuito permanente. In pratica in pochi secondi, compilando un  form minimale, gli utenti già attivi potevano invitare i propri conoscenti ad utilizzare il servizio e solamente quando gli utenti invitati diventavano realmente utenti attivi (installando il software desktop sul proprio device),  veniva accreditato lo spazio aggiuntivo sull’account del mittente.

Un’altra tecnica è stata attribuire altro spazio agli utenti che condividevano il servizio sui Social Network.

Oggi questo è un’esempio piuttosto banale, il caso è DropBox è famoso e quei tipi di soluzione oggi sono diventate più comuni, comunque questa strategia ha portato una crescita del 60% sulle registrazioni ed ha richiesto unicamente di costi di implementazione.

Si potrebbe pensare che si tratti semplicemente di Referral Marketing, in realtà la soluzione ha una forte componente tecnica: prendere dei principi basilari di marketing e implementarli in un’architettura complessa come un cloud storage, permettendo l’interazione da web e diversi device (Windows, Mac, Linux, iOS, Android) e riuscire a rendere il tutto veloce, semplice e funzionale. Pochissimo marketing, tanta UX, tanta ingegneria software.

Risorse Utili

La rete offre molte risorse e diverse community, quello che segue è un elenco di quelle che reputo fondamentali o tendo a seguire:

I migliori libri sul Growth Hacking

Ho letto alcuni libri e posso consigliarne 4. Se hai letto altri libri degni di nota sull’argomento sentiti libero di suggerirmeli.

 

Video Bonus

Il video di Chamath Palihapitiya (ex Vice President della User Growth a Facebook) su come hanno messo Facebook sulla strada per raggiungere 1 miliardo di utenti.

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